HomeBlogSenza categoriaChe cos’è il Middleware?

Che cos’è il Middleware?

Quando parliamo di middleware, ci riferiamo a un insieme di strumenti software che fanno da intermediari o “ponti” tra diverse applicazioni o componenti di un sistema, consentendo loro di comunicare e di scambiare dati in modo più semplice e standardizzato. In genere, un middleware si occupa di gestire la comunicazione, la sicurezza, l’autenticazione, la trasformazione dei dati e persino la gestione di code o flussi di lavoro, lasciando agli sviluppatori la possibilità di concentrarsi sulle funzionalità principali delle applicazioni.

Tipologie di Middleware

Nell’ecosistema IT esistono varie categorie di middleware, ciascuna con un proprio ambito di applicazione e un diverso grado di complessità. Due grandi famiglie da evidenziare sono:

Middleware “enterprise” o “classico”

  • Si tratta di soluzioni concepite per grandi organizzazioni, architetture complesse e alti volumi di dati.
  • Esempi: Apache Kafka, RabbitMQ, MuleSoft, IBM MQ, Tibco, etc.
  • In genere includono funzionalità avanzate di orchestrazione, messaggistica, gestione di transazioni complesse, code, trasformazione dei formati dei dati e integrazione con sistemi legacy.
  • Richiedono competenze specialistiche, infrastrutture spesso dedicate e team IT strutturati per l’implementazione e la manutenzione.

iPaaS (Integration Platform as a Service)

  • Sono piattaforme cloud che puntano su un approccio no-code/low-code, semplificando la creazione di flussi di lavoro automatizzati tra servizi SaaS (Software as a Service).
  • Esempi: Zapier, Make (ex Integromat), IFTTT, n8n, Workato, Microsoft Power Automate e molte altre.
  • Fanno da “collante” tra applicazioni web (CRM, tool di email marketing, database online, ecc.), permettendo di configurare automatismi — spesso chiamati “Zaps”, “Scenari”, “Recipes” o “Flows” — senza dover programmare soluzioni personalizzate.

Perché esistono iPaaS “leggeri” come Zapier e Make?

Negli ultimi anni, la proliferazione di software in cloud ha portato aziende e professionisti a utilizzare decine di servizi differenti (ad esempio, un CRM come HubSpot, fogli di calcolo in Google Sheets, strumenti di project management come Trello o Asana, piattaforme di email marketing come Mailchimp, e così via). Nasce quindi l’esigenza di automatizzare il passaggio di dati da un sistema all’altro senza:

  • Scrivere codice “ad hoc” per chiamare le API di ogni singolo servizio.
  • Gestire server o infrastrutture complesse.
  • Ricorrere a team di sviluppo specializzati.

Ecco che piattaforme come Zapier o Make offrono una soluzione veloce e intuitiva: con pochi clic, è possibile collegare un evento su un’applicazione (es. “Nuova riga aggiunta su Google Sheets”) a un’azione su un’altra (es. “Invia un messaggio su Slack” o “Crea un nuovo record su un CRM”), definendo semplici workflow di integrazione.

Zapier e Make: come funzionano?

Zapier

Nato come pioniere del concetto di iPaaS per utenti non tecnici, Zapier ti permette di creare “Zap” che collegano diverse applicazioni basandosi su trigger (eventi che fanno scattare l’automazione) e actions (attività eseguite quando accade l’evento).

Punti di forza:

  • Semplicità: un’interfaccia grafica molto intuitiva, ideale per chi non vuole scrivere neppure una riga di codice.
  • Ampia libreria di integrazioni: supporta migliaia di applicazioni, con un set di trigger e azioni già pronti.
  • Soluzione consolidata: essendo uno dei primi, ha una base di utenti enorme e una community attiva.

Limiti

  • Modello tariffario basato sul numero di “Tasks” (ovvero le esecuzioni delle azioni): se i flussi diventano numerosi o complessi, i costi possono salire rapidamente.
  • Minore flessibilità: per automazioni molto articolate (ad esempio branching più profondo o logiche condizionali avanzate), potresti dover ricorrere a workaround o passare a un piano superiore.

Make (Integromat)

Make è un altro popolare servizio iPaaS che permette di costruire Scenari di integrazione tra applicazioni.

Punti di forza:

  • Editor visuale a flusso, che rende piuttosto semplice definire percorsi logici, branching condizionale, filtri e trasformazioni dei dati.
  • Pianificazione e gestione di scenari complessi: consente di creare step paralleli, rami multipli e scelte condizionate in modo più dettagliato rispetto a molti concorrenti.
  • Prezzi spesso più competitivi rispetto a Zapier, con piani che offrono un maggior numero di esecuzioni o “Operations”.

Limiti:

  • Interfaccia inizialmente meno “amichevole” rispetto a Zapier, sebbene sia considerata più potente.
  • Meno integrazioni “ufficiali”: Make copre migliaia di app, ma in certi casi bisogna ricorrere ad API generiche o a “moduli” sviluppati da terzi per integrare app di nicchia.

Perché (e quando) scegliere un iPaaS come Zapier o Make?

  1. Rapidità di setup
    • Se devi creare un flusso di automazione semplice (ad esempio, “Ogni volta che arriva un nuovo lead sul form di contatto, aggiungi una riga in Google Sheets e invia un’email di conferma con Gmail”), un iPaaS ti fa risparmiare tempo e non richiede programmazione.
  2. Costi iniziali ridotti
    • A differenza dei grandi middleware enterprise, non serve investire in infrastrutture costose. L’iscrizione di base può essere gratuita o a un costo mensile contenuto, con upgrade a piani superiori solo quando i volumi crescono.
  3. Scarsa o nulla esperienza di sviluppo
    • Zapier o Make sono perfetti per piccoli team di marketing, vendite o startup senza personale IT dedicato. L’interfaccia no-code permette di aggiungere automazioni senza scrivere script complessi.
  4. Grande disponibilità di app integrate
    • Entrambe le piattaforme dispongono di librerie di connettori pronti all’uso: non devi conoscere le API delle app né gestire token di autenticazione complessi (in molti casi ci si autentica con un semplice “sign in”).

Quando NON bastano Zapier e Make (e serve un middleware enterprise)?

  1. Alti volumi di dati in tempo reale
    • Se devi gestire milioni di messaggi al secondo (ad esempio, analisi di log in streaming o IoT su larga scala), soluzioni come Kafka o RabbitMQ sono più adatte.
  2. Processi mission-critical e transazioni complesse
    • Per orchestrare processi enterprise con rollback transazionale, monitoraggio avanzato, sicurezza e auditing, è necessario un middleware progettato per questi scenari.
  3. Integrazione con sistemi on-premise e legacy
    • A volte occorre integrare software datati che non hanno API moderne o con protocolli proprietari: un iPaaS cloud-based può risultare limitato o difficile da configurare. Un middleware più “tradizionale” (ad esempio, MuleSoft) potrebbe offrire connettori dedicati e maggior controllo.
  4. Exigence di hosting locale o requisiti di compliance rigorosi
    • Settori come il finanziario o il governativo potrebbero richiedere che i dati non escano dall’infrastruttura interna. In tal caso, un middleware installato on-premise (o in un private cloud) risponde meglio a queste necessità.

Le soluzioni iPaaS, come Zapier e Make, possono essere considerate a tutti gli effetti un tipo di middleware, ma orientato a scenari di integrazione “leggeri” e cloud-based, pensati per chi vuole collegare rapidamente diverse applicazioni SaaS senza l’onere di una complessa gestione infrastrutturale.

Se le tue esigenze di integrazione sono soprattutto la rapidità, la facilità d’uso e il collegamento di applicazioni web attraverso workflow no-code, Zapier e Make (o strumenti simili) possono dare risultati immediati con un investimento iniziale minimo.

Qualora, invece, ci si trovi di fronte a grandi ecosistemi enterprise, volumi di messaggi enormi o processi mission-critical, sarà necessario puntare su middleware più robusti e specializzati, in grado di offrire funzionalità di alto livello (gestione avanzata delle code, transazioni distribuite, connettività verso ambienti legacy, scalabilità orizzontale estrema, ecc.).

In definitiva, scegliere la tipologia di middleware più adatta dipende da tre fattori principali: la complessità dell’integrazione, i volumi di dati da gestire e il tipo di competenze (e budget) disponibili nel progetto. Le piattaforme iPaaS rappresentano una soluzione brillante per chi cerca la massima semplicità e un time-to-market ridotto, permettendo a team non tecnici di orchestrare in autonomia molte delle integrazioni di cui necessitano.


Contact us

You can contact us by email or by directly scheduling a meeting from the button below.


EMAIL US:

hello@jidoka.studio

FOLLOW US:

Jidoka